Prepararsi alla traversata atlantica a vela

Alcune cose che ho imparato in oltre 30 traversate atlantiche in barca a vela (work in progress…)

Conosco l’oceano da tanti anni, e amo la navigazione oceanica più di ogni altra: gli alisei, non vedere terra per giorni, l’armonia con la barca e con il mare. Ritengo anche che la traversata atlantica a vela sia un’impresa alla portata di molte più persone di quante ci provino davvero. Ma è fondamentale che dietro ci sia una preparazione, un’esperienza, una consapevolezza delle proprie capacità di comandante e una conoscenza della barca che va acquisita con il tempo.

In tanti mi chiedono consigli, un aiuto, suggerimenti per preparare una traversata atlantica e io sono sempre felice di darli, così ne ho raccolto qui qualcuno. Nessuna pretesa di dire tutto quello che ci sarebbe da dire, ma diciamo che è un punto di partenza. Continueremo ad aggiornare la pagina con quello che ci sembrerà interessante.

Parlo di oceano, ovviamente, anche nel mio libro che, pur non essendo un libro tecnico, credo possa essere interessante per chi pensa ad una traversata atlantica.

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Preparare la barca per la traversata atlantica a vela

Premetto che a mio avviso una barca non si può “preparare” in senso stretto per una traversata atlantica a vela: una barca dovrebbe essere sempre in condizione di sicurezza, e dovrebbe essere una barca già strutturalmente pensata per affrontare gli oceani. Soprattutto se l’intenzione è quella di fare una traversata da ovest a est, che sollecita molto di più tutta la struttura e le manovre. In termini di lavori strutturali, miglioramenti, acquisto di strumenti, etc. la “preparazione” di una lunga navigazione oceanica può durare mesi e anni, ciò nonostante ci sono alcuni accorgimenti che, aldilà delle dotazioni di sicurezza obbligatorie per la navigazione, secondo me è bene prendere per affrontare una lunga navigazione.

Prese a mare e appendici immerse

Potrà sembrare banale, ma per prima cosa è fondamentale conoscere perfettamente la barca, soprattutto le prese a mare, le appendici immerse e gli organi di governo, che sono i “punti deboli” di ogni scafo. Questi lavori di controllo devono ovviamente essere fatti quando la barca si trova in terra.

Le prese a mare devono aprirsi e chiudersi perfettamente per evitare infiltrazioni d’acqua. Le guarnizioni di tenuta delle prese non devono essere corrose: cambiarle spesso, e comunque prima di affrontare una lunga navigazione, è quindi fondamentale. È utile avere a portata di mano dei coni di legno che possono essere utilizzati in caso di emergenza per tappare il cedimento di una presa a mare o di un passascafo (log e scandaglio inclusi).

Per chi ha il timone appeso è importante controllare che l’asse non sia incrinato, perchè, soprattutto nelle navigazioni di poppa, il timone è molto sollecitato e deve sopportare grandi pressioni. Fare un foro sotto alla pala del timone è un buon metodo per verificare che non ci siano infiltrazioni d’acqua che potrebbero corrodere l’asse. Altra importante verifica da fare a terra è che il bulbo non sia fessurato e che i perni non siano incrinati o corrosi dalle correnti galvaniche.

Vele e sartiame

In traversata le vele devono sostenere la stessa andatura per giorni, spesso con venti tesi, motivo per cui un ulteriore importante accorgimento da prendere è quello di controllare la condizione delle drizze e delle loro pulegge. Una drizza che si spezza in navigazione diventa un problema non semplice da gestire se non si ha un testimone all’interno dell’albero da utilizzare.

Per gli stessi motivi devono essere ben controllate anche le sartie, lo strallo di prua, il paterazzo. Il sartiame, a regola, dovrebbe essere cambiato ogni dieci/dodici anni, ma anche il sartiame nuovo può cedere con le forti pressioni, o banalmente essere difettoso. Sotto le impiombature in testa d’albero non devono essere presenti incrinature nei trefoli del sartiame. Se avete tondini è bene fare le prove con i liquidi penetranti per mettere in evidenza eventuali micro incrinature.

Dotazioni di sicurezza

Una dotazione di sicurezza non obbligatoria in Italia che io ritengo utilissima è la Danbuoy (asta da uomo a mare). È una boetta con un’asta di circa 2mt. di altezza appesantita nella parte immersa. Galleggiando in verticale per il peso e grazie alla bandiera l’asta riesce a segnalare la posizione dell’uomo a mare anche da una certa distanza. L’asta è dotata anche di una boetta luminosa che di notte si illumina.

Io suggerisco di tenere il dinghy gonfio e legato in coperta, a portata di mano, così come i parabordi: entrambi possono servire in emergenza oltre alla zattera di salvataggio obbligatoria.

In coperta

L’acqua può entrare anche da sopra, ovvero dagli oblò, motivo per cui io non permetto di tenerli aperti in navigazione: un colpo di vento o un’onda possono sempre capitare, anche quando si va a motore. Gli oblò aperti sono pericolosi anche per chi deve lavorare in coperta, e può farsi male finendoci dentro con una gamba. Vi ricordo anche di controllare che le guarnizioni dei passauomo e degli oblò non siano consumate o marce.
Dopo essere finito in acqua quest’estate (per fortuna in rada in Sardegna..) vi consiglio anche di controllare la tenuta dei candelieri e delle draglie, che sono punti di appoggio per andare a prua e che cedendo potrebbero causare il peggiore di tutti i mali: l’uomo a mare.

L’importanza del cibo in traversata atlantica non deve essere sottovalutata. Oltre a nutrire gli appetiti dell’equipaggio, che passa 24 ore al giorno all’aperto, in mare, dormendo poco, il cibo svolge altre funzioni fondamentali.

Con una buona alimentazione si resta in forma fisica e si evitano problemi che, a migliaia di miglia di distanza da tutto, possono sembrare più gravi di quel che sono. Il pranzo e la cena sono anche un momento di aggregazione che fa rivivere una quotidianità “normale” in una condizione che per i più di normale ha ben poco, rinfranca lo spirito e solleva il morale. I pasti, poi, aiutano a fare gruppo: oltre a mangiare insieme, l’equipaggio si divide i turni di corvée per il lavaggio piatti e cucina, nasce uno spirito cooperativo, e tutti sono spinti a dare una mano.
Se l’argomento vi interessa, potete leggere l’articolo con i  consigli sulla cambusa per la traversata atlantica:  come calcolare le quantità, stivare e conservare i cibi, oltre che su come scegliere i menù per la traversata atlantica.

Come scegliere i menù

In traversata atlantica Est-Ovest la navigazione è mediamente con andature portanti, la barca è quindi abbastanza stabile, e cucinare è abbastanza semplice (per chi è abituato). Inoltre, a parte i primi giorni, si naviga a latitudini quasi tropicali e il clima è caldo. Si possono quindi pensare menù freschi e non necessariamente espressi. Verdure a pranzo (caprese, le famose melanzane “à la Omero”, insalate), e a cena qualcosa di caldo, una pasta o un secondo.

In traversata atlantica Ovest-Est bisogna considerare condizioni di mare e vento più  impegnative, andature di prua, e anche un clima più fresco e piovoso. Frutta e verdura sono sempre importantissime, ma soprattutto alla sera è bene pensare di cucinare cibi caldi, minestre e zuppe. Io personalmente, visto che non sono un regatante, alla sera durante la cena e le operazioni di pulizia della cucina poggio anche di una cinquantina di gradi per mangiare in condizioni più comode.

COSA NON DEVE MANCARE

Zenzero, toccasana per mal di mare e raffredamenti
Coca cola, utile per sistemare gli stomaci che soffrono il mare
Verze, che si conservano anche per tre settimane senza problemi
Snack vari che danno conforto ed energia di notte
Cibi espressi in caso di difficoltà nel cucinare; farina e lieviti per fare del pane o delle focacce
Una bottiglia di rhum per festeggiare i traguardi e godersi (quando non si è di turno) lo spettacolo indescrivibile della notte stellata in mezzo all’oceano

COSA EVITARE

Latte e succhi di frutta, che agitano gli stomaci già messi alla prova dall’onda dell’oceano
Grosse quantità di carne e altri beni che deperiscono in fretta
Enormi caschi di banane che ovviamente maturano tutte insieme e finiscono regolarmente in mare
Tutte le cose troppo pretenziose che poi finiranno per marcire nella stiva (se non fate la sfoglia fresca a casa, difficile che la facciate in navigazione)

Conservazione e Stivaggio

Prima di stivare frutta e verdura è molto importante lasciarle asciugare in pozzetto per eliminare i residui d’acqua dei frigoriferi e consentire che si conservino più a lungo. È bene fare un controllo dei cibi freschi stivati ogni giorno e arieggiare i gavoni ogni giorno per migliorare la conservazione della frutta e della verdura.

Le bottiglie di vetro dovrebbero essere avvolte in buste di plastica prima di essere messe in sentina per attutire i colpi ed evitare che si rompano. Consiglio anche di togliere le etichette alle bottiglie di plastica per evitare che staccandosi finiscano per intasare le succhiarole delle pompe di sentina.

In ogni caso, lo stivaggio della cambusa è un’operazione di grande organizzazione ed è bene che tutto l’equipaggio partecipi in modo da avere chiara la distribuzione dei viveri e prendere confidenza con la barca.

L‘USO DELL’ACQUA DOLCE

Una domanda che mi fanno in molti riguarda l’uso dell’acqua dolce durante la traversata atlantica.

Io considero un litro e mezzo al giorno per persona di acqua in bottiglia da bere, più i serbatoi di acqua dolce della Freya che contengono 1.000 litri di acqua, utilizzati per lavarsi e cucinare.

Per l’igiene personale faccio riempire a ciascuno una bottiglia da un litro e mezzo di acqua dei serbatoi. Lasciando la possibilità di utilizzare l’autoclave, infatti, lo spreco d’acqua sarebbe enorme. Sembra assurdo, ma potete fare l’esperimento anche a casa: una bottiglia da un litro e mezzo (magari fatta riscaldare al sole) è più che sufficiente per farsi una doccia, e spesso basta anche per dare una lavata al bagno. Provate e vi renderete conto di quanta acqua sprechiamo.

Qualche suggerimento su cosa mettere in borsa per imbarcarsi per la traversata atlantica a vela, sia Est-Ovest che Ovest-Est. È una lista indicativa, chiaramente ognuno di voi avrà qualcosa da togliere o da aggiungere, ma vi da’ un’idea di ciò che serve davvero. Sembra superfluo dirlo, ma ovviamente dovete fare un bagaglio morbido! Niente trolley, ruote o valigie rigide. Il vostro bagaglio deve potersi ripiegare e occupare poco, pochissimo spazio, e soprattutto non andare in giro per la barca rischiando di far male a qualcuno o di rompere qualcosa.

  • EFFETTI PERSONALI

    • Un telo da bagno grande e uno piccolo
    • Crema solare e una crema molto idratante per mani e viso
  • Varie

    • Potete portare un frontalino e un coltello se avete i vostri preferiti
    • Caricabatterie a 12 volt (quelli che usate in macchina)
    • Non dimenticate un omaggio gastronomico tipico della vostra regione per lo skipper!
  • DOCUMENTI

    Per il Mediterraneo, le Canarie e le Azzorre carta di identità; per i Caraibi passaporto con validità residua di almeno 6 mesi.

  • ATTREZZATURA TECNICA

    • Cerata, salopette e stivali
    • Uno o due cambi di strati sotto cerata – per il ritorno sono utili dei secondi strati interi da sci, caldi e impermeabili
    • K-way o giacca a vento leggera
    • Cappello di lana e cappello per sole – per il ritorno guanti e qualcosa per coprire il collo
  • ALTRI INDUMENTI

    • Una felpa di pile, una felpa leggera – per il ritorno una tuta felpata
    • Pantaloni lunghi e corti, magliette a maniche lunghe e corte
    • Scarpe adatte per la barca, e un paio di ciabatte per la discesa a terra

Vacanze in barca a vela con Omero Moretti
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