La libertà aperta del nostro mare

Sono davvero poche le cose della vita per cui non ci si può rivolgere a Moby Dick. E anche oggi che pensiamo alla Liberazione, viene in mente la pagina forse più bella e profonda che Melville dedica alla libertà del mare.

Non una libertà fatta di sole, mare piatto, tuffi e aperitivi (che pure ci piace), ma la vera libertà del marinaio, quello a cui “la terra scotta sotto i piedi”, e che non ci pensa due volte a buttarsi in mezzo all’incertezza e alla scomodità pur di non rinunciare alla libertà del mare, una libertà che va conquistata.

A volte nelle piccole cose, ogni giorno, con i nostri sogni, le nostre scelte, le nostre azioni, anche in tempi come questi, in cui ritagliarsi una visione di futuro è difficilissimo e il peso della realtà può essere insostenibile.

A volte ricordando le storie di chi ha lottato e che ci insegna la resilienza, qualità così importante, oggi e sempre.

A volte leggendo le gesta immaginarie di un marinaio anonimo come Bulkington.

Bulkington che si rimette in mare, in pieno inverno e in mezzo a una burrasca, anche se appena sbarcato dopo quattro anni di oceano. Bulkington che scappa dalle facili lusinghe della vita “ordinaria” pur di restare libero, come una nave scappa dalla costa sottovento in mezzo alla tempesta.

Bulkington che ci ricorda che “ogni pensare profondo e serio non è che uno sforzo coraggioso dell’anima per tenersi la libertà aperta del suo mare, mentre i venti più aspri del cielo e della terra cospirano per gettarla sulla costa traditrice e servile.”

 

Herman Melville – Moby Dick (Capitolo XXIII, La costa sottovento)

“Dico solo questo: la sua sorte fu quella di una nave sbattuta dalla tempesta, che vaga miseramente lungo una costa a sottovento. Il porto le darebbe riparo, il porto è misericordioso, nel porto c’è salvezza, comodità, un focolare, una cena, delle coperte calde, degli amici, tutto ciò che è gradito a noi poveri mortali. Ma in una tempesta il porto, la terra, è il pericolo più terribile per una nave. Essa deve fuggire ogni ospitalità; un solo contatto della terra, anche solo una carezza alla chiglia, la farebbe rabbrividire da cima a fondo. Con tutte le sue forze, la nave spiega ogni vela per scostarsi. E nel farlo, combatte proprio contro quei venti che la vorrebbero spingere verso casa, va cercando di nuovo tutta la mancanza di terra di quel mare infuriato. Si getta nel pericolo disperatamente, per amore della salvezza. E il suo unico amico è il suo nemico più feroce.

Capisci ora, Bulkington? Pare che tu veda qualche barlume di quella verità insopportabile agli uomini, che ogni pensare serio e profondo non è che uno sforzo coraggioso dell’anima per tenersi la libertà aperta del suo mare; mentre i venti più aspri del cielo e della terra cospirano per gettarla sulla costa traditrice e servile.

Ma la verità più alta, senza rive, indicibile come Dio, è soltanto nell’assenza di terra: e allora meglio subissarsi in quell’infinito ululìo, piuttosto che essere sbattuti vergognosamente a sottovento, anche se in questo fosse la salvezza”.