Vento di Scirocco – di mare e di libri

Giornata di vento di scirocco oggi in Sicilia. Saranno 30 nodi. Anche se qui nascosti non si sente il mare, i rumori del porto e delle attrezzature ci parlano: la Freya si agita e stiracchia le cime, i parabordi si lamentano, le drizze delle barche intorno a noi picchiano sugli alberi, le sartie suonano come corde di violino e quando arriva la raffica si sente un sibilo più profondo che viene giù dall’alto e sembra un ruggito che “par che voglia radere la terra“.

E comunque, che siano 30 o 10 nodi, io odio il vento di scirocco. Non sono l’unica, evidentemente, se anche nel linguaggio comune “essere sciroccati” vuol dire che qualcosa non va…

Lo scirocco è il vento di sud-est: caldo, umido, foriero di maltempo e di cariche elettriche che riempiono l’aria. A Venezia vuol dire acqua alta, in Sicilia vuol dire sabbia rossa che copre tutto e in estate pericolo di incendi, in Arcipelago vuol dire umidità e bonaccia – il vento di scirocco di rado porta qualcosa di buono.

C’è la spiegazione scientifica: lo scirocco è un vento che trasporta, come il phoen, grandi quantità di ioni con carica positiva in concentrazione molto elevata in una fase di bassa pressione, creando un disequilibrio negli apparati circolatorio ed endocrino che può causare (e causa) mal di testa, calo dell’attenzione, irritabilità, ansietà e tutti gli altri mali che Pier Vittorio Tondelli chiamava scoramenti – “al plurale perché quando arriva non vien mai in solitudine.

Tondelli, emiliano di pianura, con lo scirocco non aveva molto a che fare, ma nelle storie degli scrittori siciliani il vento di scirocco è spesso protagonista, un carattere di fondo che fa quasi da scenografia per scene di indolenza o di violenza, di apatia o di sconvolgimento. Già, perché lo scirocco non è solo languore e fiacchezza. Quaggiù in Sicilia più che altrove il vento di scirocco è anche violenza e furia.

Per Andrea Camilleri “lo scirocco è uno dei momenti più belli che possano essere concessi all’uomo, in quanto l’incapacità di movimento in quei giorni ti porta a stare immobile a contemplare una pietra per tre ore, prima che arrivi un venticello. Lo scirocco ti dà questa possibilità di contemplazione, di ragionare sopra alle cose, anche se è un po’ difficile, in quelle circostanze, sviluppare il pensiero che è un po’ “ammataffato”, colloso, come la pasta quando scuoce.” Lo scirocco che spossa e addormenta, che fiacca l’azione.

Ma in molti descrivono uno scirocco che divora i nervi: “Dà alla testa. Non so se capisce, è come una furia che ti prende, un bisogno di mordere quasi; mentre il sangue che prima ti scorreva nelle vene improvvisamente fa groppo qua e là, e tu non sai dove battere il capo.”

Non è un vento, lo scirocco è una rabbia. Il cielo scompare, l’aria calda afferra la testa, non fa ragionare. Non bisogna fare figli quando c’è lo scirocco, non si devono prendere decisioni. Fa scoppiare gli incendiscrive Erri De Luca.

Per Leonardo Sciascia il vento di scirocco è una dimensione della Sicilia, che descrive così: “Chi sbarca a Palermo viene aggredito da un’atmosfera di violenza. Violenza di certe iscrizioni murali. Violenza di un cielo troppo azzurro quand’è azzurro; troppo corrusco quando volge al temporale. Violenza sopratutto di secoli di sole e di un’eternità di polvere. Violenza dello scirocco, rosso vento venuto dall’Africa che stringe la testa in una morsa di fuoco mentre ricopre di sabbia tetti, strade e automobili. Un vento così potente che riesce a isolare la Sicilia per una media di trenta giorni l’anno: gli aerei non atterrano, lo stretto di Messina è sconvolto da onde altissime; la percentuale dei delitti passionali sale rapidamente, la gente si rintana nelle proprie case.”

“Un tempo, c’era nelle vecchie case siciliane” racconta ancora Sciascia, “una stanza speciale chiamata “la stanza dello scirocco“, senza finestre, senza alcuna comunicazione con l’esterno se non una porta stretta che dava su un corridoio interno, e dove si confinava la famiglia in cerca di asilo sicuro contro il vento.”

Di certo quando qui nel Canale di Sicilia soffia lo scirocco riparo non ce n’è: davvero il cielo scompare e si fa grigio e il sibilo del vento è quasi assordante. Il mare si gonfia e l’aria calda e violenta ha un che di innaturale. Ma come il Maestrale, anche lo Scirocco soffia a terzine, di tre giorni in tre giorni: il vento farà il suo giro in senso antiorario intorno alla bassa pressione, e già lunedì una bella tramontana, fresca e frizzante, spazzerà via la sabbia, l’umidità, la rabbia e gli scoramenti.

 

2 commenti
  1. fabio
    fabio dice:

    Io amo lo Scirocco !
    Con lo scirocco faccio delle uscite in windsurf epiche !
    Qui a Roma quando entra il sud est l’adrenalina mi sale nel sangue come sale la temperatura e l’umidità nell’aria, dopo qualche ora arrivano le nuvole e se il vento è forte anche quella sabbietta rossa……..
    Allora faccio di tutto per liberarmi da impegni di lavoro, passa tutto in secondo piano……non ci sono più per nessuno, comincia una corsa frenetica in mezzo al traffico per raggiungere il mio furgone sempre carico con l’attrezzatura, vele, tavole, alberi perennemente bagnati. Esco dalla città in direzione sud con il cervello totalmente inebriato e dai primi alberi piegati capisco che la perturbazione si è abbattuta sul litorale, quando c’e’ Scirocco pian piano che ti avvicini al mare senti un odore inconfondibile….l’odore del mare salato caldo e appiccicoso …..
    Con lo Scirocco qui sulle coste Romane si può uscire anche in inverno quando l’acqua diventa fredda, inoltre le condizioni sono perfette: onda per saltare, mure a sinistra le mie preferite, quando il vento è buono almeno 18 nodi, per montare la 5.8, la surfata diventa memorabile. In acqua con lo Scirocco facendo windsurf mi sento vivo con non mai, divento un tutt’uno con il mare e le nuvole che scorrono veloci sopra la mia testa……
    Io amo lo Scirocco

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