Carte nautiche che non esistono più, e quelle che non esisteranno mai

Qualche giorno fa il comandante mi ha chiesto se volevo vedere la sua collezione di… carte nautiche… Facili ironie a parte, cominciando la preparazione per le nuove rotte la prima cosa che si fa, ovviamente, è studiare le carte e ho scoperto così che Omero ne ha una quantità incredibile.

Saranno centinaia, accumulate con gli anni e con le miglia. Arrotolate, piegate, archiviate in ordini imperscrutabili… Comprate, prestate, regalate, scambiate nei vari porti. Carte oceaniche, carte generali e carte costiere. Francesi, tedesche, italiane (in assoluto le più belle quelle del nostro Istituto Idrografico, bisogna dirlo). Alcune sono come piccoli libri, con le rotte e i punti nave scritti a matita, a volte accompagnati da appunti poco tecnici – menù, esiti della pesca e altri fatti di bordo.

E anche se non sono certo carte nautiche antiche, alcune sono ormai davvero il ricordo di un tempo che non c’è più: scartabellando tra le varie carte del Mediterraneo ne ho trovate alcune con delle strane linee e numeri, mai viste prima, incomprensibili. “Sono le carte che riportano le curve Loran” mi dice Omero “servivano a fare il punto nave prima che si sviluppasse il GPS, quando il sistema di radionavigazione Loran C era ancora in uso. Non l’ho mai usato molto a dire il vero, era una cosa piuttosto complicata, ma sul Brigant, la barca che ho avuto dopo l’Angela, c’erano gli strumenti che interpretavano i segnali Loran già in coordinate di latitudine e longitudine, e in quel modo era un sistema abbastanza pratico. Anche se molto condizionato dal tempo atmosferico e non proprio affidabile in molte zone – in Grecia non funzionava mai…”.

Se anche voi come me non sapete bene cosa fosse il Loran, provo a dirvelo in due parole: come gran parte delle tecnologie, il Loran (sigla che sta per LOng RAnge Navigation, navigazione a lungo raggio) fu sviluppato a fini bellici durante la seconda Guerra Mondiale, per offrire alle navi e agli aerei un sistema di radionavigazione che lavorasse sulle onde a bassa frequenza.

Sostanzialmente sono stati costruiti in diverse parti del mondo dei radiotrasmettitori, raggruppati in “catene” con un radiotrasmettitore master e almeno due subordinati, sincronizzati tra loro tramite un orologio atomico. Gli apparati riceventi di bordo ricevono i segnali inviati e registrano la differenza di tempo intercorso tra il lancio del segnale dalla radio master e le risposte delle radio subordinate. Le carte Loran includono le linee di accoppiamento dei segnali, con l’intervallo di tempo associato necessario ad elaborare la distanza da ciascuna stazione e quindi la posizione, mentre i ricevitori come quello che Omero aveva a bordo del Brigant eseguivano già i calcoli e restituivano le coordinate geografiche.

Non tutto quello che si trova per mare è segnato sulle carte nautiche…

La cartografia è una scienza antica quanto l’uomo, abbiamo sempre avuto bisogno di sapere dove siamo e cosa abbiamo intorno, e io sono affascinata dalle carte geografiche in genere (l’ho già scritto parlando di un bel libro sulla storia delle mappe e della cartografia). Ma ovviamente le carte nautiche sono la più grande passione, passatempo delle lunghe navigazioni e anche di questi giorni di neve, che stiamo sfruttando per cominciare le esplorazioni delle coste siciliane come cominciano tutte le esplorazioni dei marinai: con il compasso in mano e il dito che scorre lungo le coste e lungo rotte immaginarie. Il bello di navigare per un po’ solo con la fantasia sulle carte nautiche è che si può non pensare a tutti i problemi che vengono in mente a ogni marinaio – vincoli di tempo, mancanza di ridossi, venti contrari, coste sottovento.

Un’altra delle cose più belle delle carte nautiche è che ti fanno conoscere il mondo, e il mare, un pezzetto alla volta. Il viaggio assume tutte le sue caratteristiche di esplorazione, di lunghezza e di lentezza, e anche se alcune lunghe tratte, a guardarle sulle carte, possono sembrare “vuote”, fatte solo di acqua, navigando si riempiono ogni volta di avventure, storie, sogni, speranze e dubbi. Segni solo poco più tangibili e concreti della scia che si richiude dietro allo scafo e che non troveremo mai segnati su una carta nautica, ma che lasciano in ogni navigante ricordi e sensazioni tra i più belli.

Se mai vi troverete a passare a 18° 02’N 29°45’W,  nell’oceano Atlantico un po’ a nord ovest di Capo Verde, per esempio, potreste imbattervi nella mia tranquillità. Segnata solo sulle mie personalissime carte nautiche, recuperata dopo un migliaio di miglia di oceano e tanti anni di ricerca, ritrovata in mezzo al mare durante la mia prima traversata atlantica la mattina del 1 dicembre 2013, in un giorno di sole e vento da nord ovest (altro che aliseo…) – “C’è ancora qualche nuvolone in giro, ma si comincia a vedere l’orizzonte, libero fin dove si riesce a guardare. Nessuno intorno tranne qualche uccello che ci viene a trovare. Continuo ad osservarmi in questo spazio vuoto. Si può cominciare a ricostruire“.

E non ho ancora finito…