Navigazione nel mare di Alboran: da Malaga a Cabo de Gata (e sosta ad Alicante)

Il Mediterraneo comincia (e finisce) con la navigazione nel mare di Alboran, che non è mai noiosa, e non lo è stata neanche stavolta.

Io e Omero abbiamo deciso di navigare da soli da Malaga fino a casa, per prenderci un po’ di pausa prima della stagione, ma con il bel vento da ponente che ha cominciato a soffiare martedì (e non ha ancora smesso, dopo 4 giorni) prendersi troppa pausa era impossibile…

Abbiamo lasciato subito Malaga, spinti da una quindicina di nodi di vento al lasco su un bel mare calmo e i delfini che giocavano senza stancarsi mai con la prua. Un pomeriggio meraviglioso, che si è trasformato in una notte altrettanto bella ma un po’ più impegnativa: il vento ha soffiato sui 25 nodi per tutta la notte e il mare ha cominciato a montare. Abbiamo ridotto vela, aiutati da una meravigliosa luna piena che ha reso il tutto molto più facile, e per gran parte della notte abbiamo navigato solo con la randa ridotta. Soprattutto nelle vicinanze di Capo de Gata, il “confine” del mare di Alboran, l’onda si è fatta ripida e, alimentata dalla corrente oltre che dal vento, molto veloce. La Freya non faceva in tempo a salire su un’onda che già ne arrivava un’altra – e avanti così per tutta la notte.

Movimentata come sempre la navigazione nel mare di Alboran, quindi, ma almeno stavolta velocissima: abbiamo passato il capo alle 5.00 di mattina – 115 miglia in meno di 14 ore, ad una media di più di 8 nodi. E visto che il ponente continuava a soffiare, noi abbiamo continuato a salire, sotto costa, con il vento che man mano si è allargato al traverso ed è diminuito un po’, facendoci passare Capo Palos in tranquillità.

Proprio poche miglia prima di Capo Palos un avvistamento da togliere il fiato. Seduti sottovento a guardare la costa abbiamo visto un soffio alzarsi dall’acqua, alto almeno cinque metri. Appena il tempo di dire “Guarda guarda!” ed ecco la schiena di una balena uscire dall’acqua e rituffarsi mostrando la coda. Sarà stata lunga almeno una decina di metri – era molto vicina alla Freya, e la proporzione era facile da fare. Scusate, ma non ho pensato a prendere il telefono…

Dopo la bellezza selvaggia della costa brulla e deserta del mare di Alboran, è sempre uno shock ritrovarsi a navigare lungo i palazzoni brutti e ininterrotti della costa andalusa… la prima cosa bella che si trova navigando verso Nord è l’isola di Tabarca, che Omero mi aveva fatto conoscere già due anni fa, e che merita sempre una sosta. È un’isolotto circa dieci miglia al largo di Alicante, durante il giorno meta di gite turistiche, che alla sera si trasforma di nuovo nella roccaforte silenziosa abitata da un centinaio di persone che è stata per gran parte dei secoli scorsi. Pare che Tabarca fosse utilizzata dai corsari barbareschi come base per attaccare le navi spagnole, prima di essere colonizzata dagli abitanti della Tabarca più famosa, quella lungo le coste africane, scacciati dall’isola in seguito alla conquista tunisina. Alcuni di loro si rifugiarono nell’isola di Carloforte in Sardegna, altri scelsero quest’isolotto al largo della costa spagnola e la ribattezzarono Nuova Tabarca.

Così anche noi, un po’ stanchi dopo la navigazione nel mare di Alboran, ci siamo rifugiati a Tabarca e infine ad Alicante. Un po’ di turismo di terra non può farci male anche se, in tutta onestà, Alicante non è un gran che… Ha un marina molto bello e attrezzato (e costoso), una bella spiaggia, un castello molto scenografico e tantissimi locali per la cena e il dopo cena – va benissimo per riposarsi un po’, ma non ci sta facendo impazzire. E infatti domani riprenderemo il  mare, ancora verso Nord, prua su Barcellona, ultima sosta prevista prima di passare il Golfo del Leone.