Nuvole di maestrale

Il Maestrale fa parte del paesaggio della Sardegna tanto quando gli olivastri, i ginepri, i mirti e i cespugli di rosmarino, tanto quanto il suo mare meraviglioso e le sue rocce di granito levigate.

E magari sembrerà strano, ma il Maestrale è proprio una delle cose che mi manca di più di questa terra. Certo, sa essere duro e soffiare forte, ma i colori del cielo e delle coste, nell’aria tersa e cristallina che porta, sono unici: il blu profondo, il verde brillante, i riflessi rosa delle rocce. E poi ci sono le sue nuvole. Le nuvole di Maestrale sono bizzarre opere d’arte nel cielo, spennellate di ghiaccio e d’aria che il vento allunga e gonfia nelle forme più strane.

Il Maestrale arriva da lontano: è aria atlantica che si incanala nella valle del Rodano in Francia, attraversa la Provenza e arriva in Mediterraneo dal Golfo del Leone con forza raddoppiata, per poi spazzare le coste occidentali della Sardegna e della Corsica, e incanalarsi nelle Bocche di Bonifacio.

Quando siamo arrivati in Corsica, la settimana scorsa, ancora prima di vedere il profilo delle coste, abbiamo visto una piccola nuvola di Maestrale – a forma di seppia, la più tipica, colorata di rosa dall’alba – e già sapevamo che avrebbe soffiato sul serio. Ma sapevamo anche che le coste corse ci avrebbero riparato, e che forse era il benvenuto che la Sardegna voleva darci per questa nuova stagione. Per due giorni in cielo si sono alternate le forme bizzarre delle nuvole del Maestrale – alcune sembravano gabbiani, altre mantelli, alcune sembravano funghi – e assomigliavano talmente tanto ai pensieri aggrovigliati della partenza (particolarmente difficile per me, quest’anno) che non ho potuto fare a meno di fotografarle. Sapendo che poi, grazie al vento, sia le nuvole che i pensieri si sarebbero persi nello splendore di questa terra.