Il viaggiatore immaginario

Sono una persona estremamente abitudinaria, anche se potrei non sembrarlo, e soprattutto mi affeziono moltissimo a piccole cose, rituali, luoghi che hanno il potere di farmi sentire “a casa” ovunque mi trovi. Così, da 20 anni, sono affezionata a una libreria nella mia città di origine, “Il viaggiatore immaginario”, alle bellissime chiacchiere con i due proprietari (marito e moglie), alla sicurezza di uscire sempre con almeno un buon libro sotto il braccio.

Cosa c’entra una libreria con la Freya e con il mare?

Non immaginatevi stanze polverose e dismesse: è una libreria moderna, molto professionale, che se volete vende anche i best seller con la copertina rigida a 40 euro. Ma i proprietari sono librai veri, competenti, appassionati, di mestiere, ben consapevoli di navigare mari difficili in questi tempi e in questi luoghi, ma sempre decisi a fare il loro lavoro. Che c’entra con la Freya e con il mare? C’entra, perché di recente, dopo tanti mesi di assenza, sono entrata a salutare e ci siamo lanciati in una discussione sulle similitudini tra la barca e la libreria che ci ha lasciato di sasso da quanto ci è parsa azzeccata.

L’amico libraio soffre il mal di mare, quindi non frequenta barche, ma è un uomo intelligente, che ha colto al volo un paio di cose fondamentali… La sua libreria, dice, come la barca, è un ambiente che seleziona molto la tipologia di gente che entra. Il che ha degli aspetti negativi dal punto di vista economico, ma decisamente positivi dal punto di vista emotivo, visto che consente di evitare rapporti umani difficili e necessariamente conflittuali. Entrambe sono, insomma, un piccolo rifugio che, seppur perfettamente incastrato nel “Sistema”, permette di ritagliarsi un margine proprio e in certa misura protetto.

L’autenticità

Certo, chi entra al Viaggiatore Immaginario non deve vivere con lui e la moglie per giorni e settimane, può uscire quando vuole anche senza comprare nulla – il che semplifica la relazione umana – ma poi, esattamente come arriva ferragosto in mare, arriva Natale in città….  Niente più chiacchiere approfondite per poter consigliare un libro appropriato, niente più sguardi emozionati sulle copertine, ma furie da pacchetto e pretese di uscire con il libro “giusto” in mano in pochi minuti. “Non vogliono che li aiuti a scegliere un libro, vogliono solo che io glielo venda” dice “e allora io gli vendo quello che corrisponde alle loro aspettative, tanto non riuscirei a fargli cambiare idea. Ma quando devo lavorare così, non mi piace”. E continua: “C’è sempre una scelta da fare tra il fare proprio lavoro punto e basta e farlo alla ricerca continua di quella autenticità che ci ha spinto a sceglierlo, anche se è un lavoro che offre poche gratificazioni economiche o di status”.

Già, l’autenticità. Parola chiave anche per i rapporti tra chi passa del tempo con noi sulla Freya per le vacanze in  barca a vela. Ma noi siamo agevolati dal fatto che il mare, se menti, ti sgama subito e ti rimette al tuo posto, lasciando davvero poco spazio per le aspettative e la superficialità. E forse siamo anche fortunati, perché la grande maggioranza di chi sale a bordo ha storie da raccontare e ascolta le storie degli altri con piacere, sa approfittare del privilegio di stare in mare, apprezza la professionalità di Omero e la dolcezza della Freya, si lascia guidare in quello che non sa per imparare davvero a vivere la vela.

E pensando alla stagione che sta per cominciare, mentre mi godo il calduccio della dinette della Freya e il mio libro, già pregusto le storie dei viaggiatori immaginari e non che ci faranno compagnia questa estate, e la bellezza di farli entrare nel nostro mondo.

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