Abbiamo dentro un po’ di Oceano?!

Sto leggendo “Shantaram”, con le traversate non ha niente a che vedere, neanche con la vela, i viaggi e le vacanze, argomenti di cui tratta questo blog, però… ve ne trascrivo un pezzettino:

“Ma in un certo senso si può dire che anche se abbiamo abbandonato il mare dopo milioni d’anni di vita nelle sue profondità, l’oceano è rimasto dentro di noi. Quando una donna porta in grembo un bambino, lo fa crescere nell’acqua , e l’acqua nel suo corpo è quasi identica a quella del mare, contiene quasi la stessa quantità di sali. La donna crea un piccolo oceano nel proprio corpo. Ma non solo. Il nostro sangue e il sudore hanno quasi la stessa composizione dell’acqua di mare. Portiamo oceani dentro di noi, nel nostro sangue e nel nostro sudore. E con le nostre lacrime, piangiamo oceani.”(pag. 465)
C’è qualcosa che ci attrae nello “stare nel mare”, credo che abbiamo più o meno tutti le stesse sensazioni… ma secondo voi di che tipo sono le motivazioni che ci spingono a desiderare di “viverci dentro per tanti giorni”? Quel gruppo di uomini sulla Freya, come hanno deciso di traversare l’Oceano? Forse al ritorno ce lo racconteranno, o ne parliamo anche noi…?
Buona notte, e BUONVENTOAINAVIGANTI.

3 commenti
  1. silvia
    silvia dice:

    è che quando stai in mare sei in pace con te stesso e con il mondo, è tornare a prima della nascita,godere dell’andare non del raggiungere un porto……. è straordinario e io vorrei essere con loro su freya, adesso.

  2. Valeria e Marco, ovvero i Filibustieri
    Valeria e Marco, ovvero i Filibustieri dice:

    Ciao Mauri, sai che Roger Payne, uno dei massimi studiosi al mondo di cetacei, delle balene in particolare, parla proprio della straordinaria similitudine tra il liquido amniotico e l’acqua del mare, al punto da dire che il liquido amniotico è un’imitazione del mare.
    Facendo un raffronto tra la nascita degli umani e quella dei cetacei sottolinea che questi ultimi di sicuro passando dal grembo materno all’oceano non soffrono di quel senso di perdita che secondo una scuola psicologica costituisce una delle maggiori cause dell’angoscia umana.
    In conclusione ipotizza che il risentimento che gli uomini nutrono l’uno nei confronti dell’altro e del resto dei viventi abbia origine nella perdita della nostra originaria identità marina…
    Forse è questo che spinge alcuni uomini a ricercare quell’appagante senso di unione con gli oceani…
    Buon vento ai naviganti anche da noi!

  3. Anonimo
    Anonimo dice:

    che bello!anch’io ho sempre pensato che il desiderio atavico per il mare che molti di noi hanno sia correlato ai nostri primordi di vita uterina immersi in un “mare”interno tiepido e ondulante che ci culla fin dagli inizi della vita intrauterina e che forse ci accompagna poi anche dopo,nella vita terrestre…un buon vento anche da Riccarda(sempre con voi)

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